Gli assist impossibili.Showtime…….questa è la parola che i tifosi dei Los Angeles Lakers chiedevano alla squadra dagli spalti, ed era questo che chiedevano a Earvin “Magic” Johnson, il giocatore che riusciva ad inventare assist impossibili. L’assist, la cosa più importante e più difficile da fare in un’azione, il passaggio che permette al compagno di squadra di andare a canestro, la magia che fa alzare il pubblico in piedi…..in questo Magic era un artista….la velocità di esecuzione, la precisione, la capacità di spiazzare le difese, la genialità, sono tutte caratteristiche che il giocatore dei Lakers aveva nel suo DNA. Il suo era un talento innato, un talento che per molti era un esempio da imitare ma per tutti impossibile da eguagliare.
Magic
Gli inizi.Earvin Johnson nasce il 14 agosto 1959 a Lansing nel Michigan, viene soprannominato “Magic”al liceo, dopo una partita in cui realizza ben 36 punti, piazza 16 assist e cattura 18 rimbalzi. Johnson era un giocatore atipico per quei tempi, alto 204 cm era capace di ricoprire il ruolo di playmaker, di guardia e di centro, riuscendo sempre a mettere in difficoltà gli avversari che non erano capaci di prevedere cosa Magic avrebbe inventato. All’università, Magic gioca per Michigan State, e regala nel 1979 il titolo universitario alla sua squadra battendo in finale Indiana State University(ad oggi la partita di college più vista di sempre) guidata dal grandissimo Larry Bird, altro mostro sacro della NBA. Nel 1980 Johnson viene scelto dai Los Angeles Lakers come prima scelta assoluta del draft; l’attesa dei tifosi e della società per il giocatore che aveva incantato al college era fortissima, e in molti addirittura credevano che Magic avrebbe potuto perdere tutta la sua magia nell’impatto con la lega professionistica. Al contrario, Magic Johnson mostrò tutto il suo talento, cambiando il modo di giocare e di interpretare il basket grazie alle sue evoluzioni ed ai suoi colpi di genio.
I primi successi nella Nba.. Il primo anno è già un trionfo per la matricola di Michigan State: nella finale vinta contro i Philadelphia 76ers per 4-2, Magic vince il premio "NBA Finals Most Valuable Player Award", il premio per il miglior giocatore delle finali, grazie ai 42 punti messi a segno nella partita decisiva, giocando nel ruolo di centro, per sopperire alla mancanza di Kareem Abdul-Jabbar, infortunatosi nella partita precedente. Nel 1982 i Los Angeles Lakers sono nuovamente in finale con i Philadelphia 76ers, e ancora una volta è la squadra di Magic a portare a casa il titolo sempre con il risultato di 4-2. Anche in questa occasione il numero 32 di Los Angeles viene eletto miglior giocatore delle finali. Nel 1983 e nel 1984 i Lakers sono ancora in finale, ma in entrambe le occasioni vengono battuti prima dai Philadelphia 76ers di Moses Malone per 4-0 e l’anno seguente dai Boston Celtics di Larry Bird per 4-3. Ma il ciclo non è finito, anzi lo spettacolo deve ancora cominciare. Il 1985 vede nuovamente i Lakers conquistare l’anello, a perdere in finale sono i Boston Celtics con il risultato di 4-2.
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L'epoca dello showtime.. Ma è dal 1987 al 1990 che Magic e i Lakers regalano lo spettacolo a tutti gli appassionati di basket: è il tempo dello showtime quando nessuno voleva perdersi gli assist che Magic regalava ai suoi compagni, in particolare a James Worthy finalizzatore eccelente e nominato miglior giocatore delle finali nel 1988, nella vittoria di Los Aangeles contro i Pistons di Isaiah Thomas. In quegli anni l’NBA ha proposto probabilmente i migliori giocatori di sempre, con sfide che molti non hanno cancellato dalla memoria, come quelle tra Magic e Isaiah Thomas e Larry Bird o quella tra i due fenomeni in assoluto, Jordan e Magic, partite in cui si poteva assaporare la vera essenza del basket.
Earvin Magic Johnson
La malattia e il ritiro.Il 7 novembre 1991 Magic Johnson scuote il mondo del basket, ed in generale anche tutto quello sportivo, annunciando il suo ritiro, dopo essere risultato positivo al test HIV. Inizia una nuova battaglia per il campione dei Los Angeles Lakers, che come prima cosa deve far fronte alle paure che gli stessi compagni di squadra e gli avversari hanno nei suoi confronti all’idea di un possibile contagio. La carriera di "Magic", però, non termina così. Qualche mese dopo il suo annuncio, torna in campo a grande richiesta per l’All Star Game, dove è eletto MVP dopo una grande partita in cui mette a segno 25 punti. Viene anche selezionato per partecipare alla spedizione americana per le olimpiadi di Barcellona nel 1992. La squadra dei sogni, che vinse la medaglia d’oro, non avrebbe potuto far a meno di lui, e allora sul parquet era possibile vedere un quintetto con Jordan, Magic, Bird, Pippen, e Ewing: un sogno….anzi uno splendido sogno. Nel 1992 Johnson annunciò di voler tornare a giocare, i Lakers gli offrirono un contratto, ma il campione non riuscì mai a scendere in campo, troppa era la paura del contagio da parte dei giocatori. Nel 1996 dopo aver sconfitto la malattia Magic ritorna in campo sempre con i Los Angeles Lakers, giocando la parte finale della stagione nel ruolo di ala grande, e dimostrando che a 37 anni e con una malattia alle spalle che gli aveva chiuso la carriera prematuramente, si poteva ancora insegnare molto a chi ama questo sport. Il definitivo ritiro arrivò dopo la sconfitta e la seguente eliminazione nelle semifinali di Conference, alimentato anche da dissidi interni con aalcuni giocatori. Le statistiche di Earvin MAGIC Johnson parlano chiare: 5 titoli NBA, 6559 rimbalzi, 10141 assist, 17707 punti (con una media di 19.5 punti per partita). Per tre volte è stato il miglior marcatore di Los Angeles (1987-1989.1990) e due volte miglior rimbalzista (1982-1983). Nel 1996, i Laker ritirarono il numero 32, in segno di rispetto e gratitudine per il giocatore e l’uomo che aveva cambiato il volto della NBA, il giocatore che era stato a capo della squadra che secondo molti ha espresso il miglior gioco di sempre, il genio che dopo il ritiro dal parquet pose fine allo showtime.
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