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Analisi sugli accoppiamenti ad Ovest

Pubblicato da: Davide Mamone on 18 Aprile 2008

Sabato sera, alle 18,30 italiane, scatteranno i Playoffs 2008, che si annunciano entusiasmanti, pieni di partite da non perdere e con una Western Conference più combattuta che mai.

Analizziamo, ora, proprio gli accoppiamenti della parte Ovest del tabellone



Nash
Nash
Los Angeles Lakers (1) – Denver Nuggets (8)
Analisi delle due squadre: Dopo 3 anni di anonimato, i Los Angeles Lakers sono tornati alle posizioni che più gli competono: quelle di alta classifica. Dopo una regular season stupefacente, chiusa con 57-25 di record, gli uomini di Phil Jackson hanno prima raggiunto la testa della Pacific Division, poi hanno ottenuto, con la vittoria sui Kings nell’ultimo match di RS, la prima posizione ad Ovest.
La stagione è stata fantastica soprattutto per i presupposti con i quali i giallo viola avevano iniziato l’annata 2007/08, per i numerosi infortuni che hanno falcidiato la squadra durante la stagione, per il gruppo giovane ed inesperto. Non dimentichiamo soprattutto, che fino a 6 mesi fa Bryant voleva andare via, a Chicago (sì, quella Chicago che non ha raggiunto i PO neanche ad Est) o comunque lontano da Los Angeles.
I Lakers di Phil Jackson, che come al solito ha fatto uno straordinario lavoro, hanno quindi raggiunto la testa di serie n°1 grazie ad un Bryant “Jordanesco” (ma l’MVP? brutto?) , un Pau Gasol neo-arrivato a gennaio e, un Odom stratosferico negli ultimi 3 mesi; soprattutto l’arrivo inaspettato dello spagnolo è stato fondamentale per gli uomini di Jackson (con lui un record spaventoso, 22-4).
I gialloviola, che si presentano alla post-season senza Bynum e Ariza, si troveranno di fronte i Denver Nuggets di Karl; una squadra che sprizza talento da tutti i pori, guidata dal duo Iverson-Anthony. Ad inizio stagione tutti si aspettavano comunque una squadra diversa; molto più organizzata, molto più equilibrata, con una difesa quantomeno decente e un’idea di basket offensivo solida. Invece Karl ha semplicemente adottato quel “caos organizzato” tipico di Don Nelson e dei Golden State Warriors. Tra l’altro, i Nuggets hanno avuto la certezza dei PO solo alla fine, quando appunto hanno sconfitto i Warriors nello “scontro diretto” della Oracle Arena a pochi match dal termine della stagione regolare.
I Nuggets si presentano quindi alla post-season da possibile sorpresa, ma di certo non da contender: nonostante Iverson e Anthony siano chiaramente due dei giocatori più pericolosi della Lega e nonostante l’apporto dalla panca della “bomba ad orologeria” Jr Smith, senza difesa di squadra, solitamente ai Playoff non si va da nessuna parte.
Come finirà? Lakers chiaramente favoriti: eseguendo l’attacco a Triangolo in modo ordinato e difendendo con un minimo di intensità, in teoria non avrebbero problemi. La serie potrebbe diventare comunque molto divertente, se i giovani Lakers sbaglieranno l’approccio alle partite e giocheranno al ritmo dei Nuggets, che con Iverson ed Anthony in campo, sono chiaramente pericolosi.


New Orleans Hornets (2) – Dallas Mavericks (7)
Analisi delle 2 squadre: La sorpresa della stagione contro una squadra all’ultima chiamata.
New Orleans ha giocato una stagione spettacolare, guidata da un Chris Paul a tratti divino e ben coadiuvato da Chandler, West, Stojakovic e Pargo. La squadra di Byron Scott ha chiaramente disputato l’annata della vita e ora dovrà cercare di confermarsi.
Gli Hornets dipendono moltissimo dal loro play, Paul, dal quale parte la maggior parte delle azioni offensive; questo è un chiaro punto di forza, ma allo stesso tempo un punto debole notevole. Ai Playoff, dove le difese regnano da padrone, questo gioco molto accentrato potrà danneggiare la squadra di Scott; se Paul verrà contenuto da dove arriveranno i punti? Altra incognita è l’inesperienza di praticamente tutto il quintetto ad eccezione di Stojakovic, oltre che la difesa di squadra rivedibile.
Di fronte Chris Paul si troverà niente di meno che Jason Kidd: guida di una squadra che deve sfruttare una delle ultime occasioni a disposizione prima della ricostruzione. Dall’arrivo dell’ex-playmaker dei Nets, avvenuto a febbraio, Dallas ha giocato una stagione strana: devastante con le squadre deboli, ma tremendamente inefficaci di gestire i finali di gara con le squadre più competitive. Come è risaputo, Dallas ha un gioco molto improntato sugli isolamenti delle proprie stelle; contesto nel quale il buon Jasone non si è ritrovato subito. L’infortunio di Dirk contro San Antonio, il 23 marzo, aveva fatto temere, nel Texas, la mancata partecipazione alla post-season.
Ma con il ritorno del Tedesco, con un Kidd più in palla e un grande Josh Howard nel finale di stagione, i Mavs di Avery Johnson hanno chiuso con una serie di 7W consecutive (l’ultima, proprio contro New Orleans grazie alla 100esima tripla-doppia in carriera di Kidd), che hanno regalato a Dallas la settima posizione.
Come finirà? Diffidate di quel numero 7 di fianco a Dallas. I Mavs, per quanto sulla carta facciano meno paura rispetto agli altri anni, possono benissimo sconfiggere New Orleans: Kidd, Nowitzky, Howard, Stackhouse, Terry. Tutti giocatori con gli attributi, con esperienza e leadership, che possono cambiare le sorti di una partita e di una serie. Esperienza che New Orleans, più veloce e rodata dal punto di vista offensivo, non ha.
Insomma… Una delle serie più interessanti tra quelle del primo turno. Da non perdere.


San Antonio Spurs (3) – Phoenix Suns (6)
Analisi delle due squadre: Partiamo dagli Spurs: i soliti, “noiosi” Spurs, forse un po’ meno cinici degli altri anni, ma pur sempre solidi. Regular Season normale, con alti e bassi, con un Duncan che ha saputo amministrarsi per bene proprio per questa post-season, con un Ginobili che ha giocato la sua migliore stagione offensiva da quando è nell’NBA, con un Parker limitato e condizionato da qualche infortunio di troppo.
Per quanto in stagione regolare facciano sempre meno paura, gli Spurs guidati dal solito Popovich, sono sempre temibili in post-season: troppa esperienza, troppa organizzazione di gioco, difesa di squadra insuperabile quando conta. Duncan quando arriva metà aprile cambia totalmente, gioca un basket diverso, diventa immarcabile con i suoi movimenti “soft” ma incredibilmente efficaci e sull’altro lato del campo è semplicemente il migliore nel suo ruolo, alla pari con un certo Kevin Garnett.
In uno dei più classici re-make della scorsa stagione, Duncan&co incontreranno i Suns.
Tra i dirigenti dell’Arizona si è finalmente capito, dopo 2 anni, che il Sistema run&gun non avrebbe mai portato l’anello a Mike d’Antoni. Ecco quindi il colpo di febbraio: Shaquille O’Neal. Si parla di colpo, non soltanto per la stazza del n°32 (arrivato a Phoenix un po’ sovrappeso), ma anche perché con un giocatore così i Suns possono davvero battere chiunque in singola serie.
Dopo un inizio di seconda metà di stagione tentennante (cosa plausibile, visto che la chimica di squadra non la si costruisce in due giorni), la squadra di D’Antoni ha potuto godersi un Amare Stoudamire semplicemente dominante, ben appoggiato da Shaq, che ha avuto l’intelligenza di non voler primeggiare, che ha capito come può aiutare i compagni e come può comportarsi per farlo al meglio. Il solito Nash poi, ha dettato i ritmi della squadra, con la solita facilità.
Come finirà? Prima, quando si parlava di Hornets-Mavs, l’avevo definita come “una delle serie più interessanti”. Il motivo è proprio questo. La serie del primo turno ad Ovest, infatti, è tra queste due squadre; dal punto di vista tecnico ed emotivo, si tratta dello scontro più equilibrato e spettacolare che ci possa essere.






Utah Jazz (4) – Houston Rockets (5)
Analisi delle due squadre: Altro re-make, altra battaglia.
Dopo un inizio difficile, gli uomini di Sloan hanno condotto una stagione davvero superlativa, guidati dal duo Williams-Boozer, pronti ad emulare (o quanto meno a provarci) il passato duo Stockton-Malone, che tanto aveva fatto impazzire pubblico e difese avversarie.
La qualificazione ai PO e il piazzamento n°4 in griglia è stato costruito soprattutto sui match casalinghi: Utah ha infatti avuto un record interno spaventoso e l’arrivo di Korver a gennaio, ha completato il roster nell’unico ruolo in cui vi era un “buco” importante.
Ora la squadra è in perfetta condizione fisica e pronta per giocarsi al meglio le proprie carte: Deron Williams ha semplicemente dominato, ha giocato una stagione fantastica, in costante doppia-doppia di media; Boozer ha disputato una stagione sulla falsariga della scorsa, sfruttando tutte le proprie carte offensive e diventando uno degli attaccanti dal post-basso più temibili della Lega; Okur dopo un inizio parecchio difficile, si è ritrovato, mentre Kirilenko ha vissuto una brutta stagione.
Come lo scorso anno, di fronte ai Jazz ci saranno i Rockets, di Adelman. Riuscirà finalmente Tracy McGrady a superare una benedetta serie Play-off? Il fatto di averli raggiunti, i Play-off è già comunque un traguardo. Senza Yao da oramai un mese e mezzo, fermo fino ad agosto per uno strano infortunio, i Rockets hanno ottenuto la post-season con autorità. Un inizio simile a quello di Utah, il loro, poi la svolta: 22 vittorie consecutive (seconda serie vincente più lunga della storia della Lega) hanno portato i Rockets nelle prime posizioni della Western Conference. La chimica che è stata costruita da Adelman è solida e molto efficace: tutti hanno un ruolo all’interno del gruppo, tutti sanno cosa fare, anche senza Yao.
McGrady, dopo una prima metà di stagione mediocre, ha spiegato basket per gran parte della seconda parte. Il problema è sempre quello: gli anni passati hanno dimostrato che non ci si può fidare di lui in post-season, dove diciamo non ha sempre inciso e dove non ha ancora provato la felicità di superare un turno play-off. Ora, senza il suo primo/secondo violino (già, parliamo proprio di Yao), c’è da chiedersi se e come riuscirà a giocare da leader vero.
Come finirà? Utah favorita, perché ha raggiunto un’ottima condizione fisica e ha saputo confermarsi dopo la bella stagione 2006/07; gli uomini di Sloan, inoltre, hanno una difesa di squadra molto credibile, il che li rende ancora più pericolosi.
Le sorti di Houston, invece dipendono, oltre che da McGrady, anche dagli altri: Alston, Battier, Mutombo, Landry, Head. Se questi giocatori ingranano e sanno ritagliarsi un ruolo importante nella serie, ci sarà da divertirsi.





Parole chiave: News , Basket , NBA , 2007-08 , aprile 2008 , playoff nba 2008




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