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Jesi dà l'addio ad Hoover
"Buona fortuna Ryan!"

Pubblicato da: Michele Arzoni on 16 Agosto 2008

hoover
Hoover
Finalmente svelato il “segreto di pulcinella” del basket-mercato estivo di LegaDue, Hoover se ne va da Jesi per raggiungere coach Capobianco, il suo compagno Moss e, soprattutto, il suo vecchio pubblico di Teramo che mai lo ha dimenticato. La Jesi cestistica invece insorge e si lamenta per il poco rispetto della forma del giocatore irlandese, ma lo fa solo per finta. Hoover, tutti lo sappiamo, è agli sgoccioli della carriera e non è più il micidiale cecchino di sempre. Le sue triple mozzafiato oscuravano i suoi difetti come la mania di protagonismo, l’irrequietezza e lo scarso acume tattico nei frangenti finali, ora questi ultimi sono visibili anche ad i meno esperti.
E’ giusto però riconoscere a Ryan dei grandi meriti ed è con questa intenzione che intendo ripercorrere brevemente la sua esperienza jesina dal mio personale punto di vista, sento di doverglielo, in fondo è uno che ha lasciato il segno.
Per fare questo excursus è necessario tornare al primo anno della sponsorizzazione Fileni precisamente quando Jesi era in balìa delle follie tattiche di Slobodan Subotic. Un bel giorno di quel periodo sento la notizia dell’arrivo di Ryan Hoover a Jesi. Sinceramente inorridisco all’idea, convinto che Hoover fosse stato bandito da Jesi dopo le infinite scorrettezze (cadute fittizie puntualmente fischiate e polemiche a non finire durante tutto l’arco delle partite) commesse proprio contro Jesi nella semifinale di LegaDue del 2003 disputata contro Teramo. Invece no, dopo Mario Boni Jesi si becca l’altro “matto” (sia detto in senso colloquiale) di Teramo, già reo di aver impedito la salita in A1 con indosso la maglia avversaria.
Per reazione giuro a me stesso di non applaudirlo mai ed anzi di criticarlo ad ogni suo errore cercando di far filtrare le mie opinioni sull’ultimo acquisto jesino tra i miei compagni di posto al palazzetto. Era davvero il minimo che potessi fare.
Inizialmente Ryan mi rende il compito molto facile, sbaglia di tutto, perde mille palloni, tira in maniera forzata ed è il più spaesato tra i già spaesati compagni di squadra. In più non commette le solite furberie e scorrettezze, o comunque lo fa in maniera bislacca facendosi fischiare fallo ogni volta come un pivello. I miei “compagni di palazzetto” concordano con me che Hoover deve tornarsene da dove è venuto.
Un altro bel giorno però ecco Capobianco e la Fileni che si trasforma da una manciata di zombie ad una squadra di basket vera e propria, dove ognuno sa quello che deve fare ed ha il giusto spazio per mostrare le sue qualità. Improvvisamente tutta la mia opera denigratoria contro Hoover viene vanificata. Ryan gioca e come. Mostra di avere visione di gioco e di aver capito di essere parte della squadra ed anche se a volte è preso da attacchi di mania di protagonismo ma giustifica sempre la sua presenza in campo e si prende sempre le sue responsabilità, e soprattutto tira da lontanissimo con medie incredibili. Continua a non commettere le scorrettezze grazie alle quali me lo ricordavo così bene, anche se è sempre il primo a lamentarsi con le decisioni arbitrali ed a discutere con gli avversari. Comincio però a capire che il suo nervosismo è frutto della sua grande voglia di vincere e della sua professionalità. Ha la “faccia da matto” (senza senso colloquiale) ma chi lo conosce mi ha sempre detto un gran bene di Hoover come persona. Io però continuo a non applaudirlo per tutta la regular season e a non perdonarlo di quello che aveva fatto alla mia Aurora quando giocava a Teramo, non amo molto i colpi di spugna, anche io come Ryan ho i miei difetti.
Arriviamo perciò ai playoff, precisamente ai quarti di finale contro Caserta. Non seguo la squadra né in casa (sono in vacanza) né in trasferta, ma gara 4 (sul 2 a 1 per Jesi) la seguo alla radio all’interno della mia Panda quasi sempre guidando, mentre gli ultimi minuti, arrivato a Jesi da non ricordo dove, li seguo parcheggiato nel parcheggio del palazzetto. E’ la partita della mia riconciliazione con Ryan, riconciliazione che avviene all’ultimo secondo di quell’incontro quando Ryan mette la bomba della vittoria da 8 metri. In quel momento mi dico che è indubbiamente matto ma ha anche due pal... grandi così! Inizio ad applaudirlo dall’interno del mio abitacolo! Perché anche io, come Ryan, sono un po’ matto.
Jesi-Pavia, semifinale playoff. Jesi ha perso tutte e due le gare a Pavia, mostrando alcuni limiti, ma è sempre lì a lottare a non mollare mai, strappa la vittoria in gara tre con Hoover sempre protagonista. 2 a 1 Pavia, gara 4, Hoover scrive un pezzo di storia di Jesi (non solo di quella cestistica). Siamo sempre all’ultimo secondo o quasi e Jesi è sotto di due punti ma ha l’ultima rimessa. Io non sono un bello spettacolo da vedersi, ho gli occhi spiritati e sussurro a quello che mi sta di fianco “Hoover decida se dobbiamo andare avanti è lui che ci ha portato fin qui, è lui che deve decidere. Se deciderà di fermarsi lo accetterò, ma lo deve decidere lui”. Ma Ryan non ama fermarsi, raccoglie la palla di Rossini scarta un paio di avversari e mette la bomba del sorpasso, in un attimo il palaTriccoli è una bolgia. Io corro in mezzo al campo per abbracciarlo ma Ryan è già sommerso dalla folla.
E siamo a quest’anno, Ryan ha un problema alla schiena e tira con percentuali mediocri, sembra riprendersi prima dei playoff, in realtà si tratta del canto del cigno. Ci fa perdere tre partite come uno sconsiderato a causa del suo ego grande come una casa, altre volte però difende e difende forte, sacrificandosi, mai e poi mai però declina di prendersi la responsabilità del tiro nei momenti caldi, quando tutti glielo richiedono, sbaglia, ma non è una femminuccia. Ho visto un po’ di basket durante gli ultimi 27 anni e so che molte sedicenti guardie tiratrici avrebbero evitato in ogni modo di tirare nelle condizioni e nel periodo in cui si trovava Ryan. La sua filosofia invece è semplice e la fa scrivere sui giornali “se posso tiro, io sono Ryan Hoover”. Tira però anche quando non può e questo è il problema, nessun tiro forzato gli va dentro e pochi tra quelli non forzati, si capisce che c’è un calo pesante nelle prestazioni. Contro Caserta in gara 4 sbaglia molto ma arriva a fine partita mettendo due triple di fila come solo lui sa fare, non conosco altri giocatori che avrebbero tentato quei due tiri dopo una prestazione del genere. Galvanizzato tenta un terzo tiro, l’ultimo della gara, quello che avrebbe deciso se Jesi sarebbe andata a gara 5 o no. Questa volta decide di fermarsi e forse è la sua fine come giocatore di un certo livello, ma si è preso di nuovo le sue responsabilità e forse ci ha insegnato qualcosa. Io apprezzo e lo applaudo prima che entri negli spogliatoi, mi avvicino a lui perché voglio che veda il mio applauso, lui mi sorride e contraccambia. Grazie lo stesso Ryan e buona fortuna!





Parole chiave: News , Basket , Legabasket , LegaDue , Teramo , Fileni , Jesi , agosto 2008 , 2008-09 , banca tercas , 16 agosto 2008




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