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Un'analisi sulla Central Division

Pubblicato da: Andrea Fusillo on 17 Ottobre 2008

Oggi presentiamo la Central Division, un raggruppamento sempre ricco di spunti interessanti, tra pretendenti al titolo, squadre di media classifica e altre in piena ricostruzione. Partiamo da quelli che dovrebbero essere, anche se forse meno nettamente rispetto al passato, i padroni della Division, i Detroit Pistons. Il gruppo di Motown è ormai abituato a stagioni di vertice, e quella che sta per iniziare non dovrebbe smentire la tendenza.


Jason Maxiell
Jason Maxiell
Tuttavia, ci sono dei problemi: in estate si era parlato di rifondazione completa, dato che le ultime stagioni sono state giudicate deludenti dalla dirigenza, ed infatti è stato cacciato il coach Rick Carlisle e promosso Michael Curry, alla prima esperienza da capo allenatore. Il rischio è notevole, ma diversi anni di esperienza da assistente, con l’ultimo proprio a Detroit, potranno facilitargli il compito. Sembrava poi che diversi pezzi pregiati della squadra, Billups e Prince su tutti, dovessero fare le valigie; ciò non si è verificato, e questo è sicuramente un bene per la chimica di squadra, ormai consolidata, ma forse i Pistons avrebbero effettivamente bisogno di una ventata di novità, anche perché gli avversari ormai li conoscono alla perfezione e sanno come limitarne l’efficacia, soprattutto quando le partite contano di più. Sarà interessante seguire lo sviluppo di alcuni giovani presenti in squadra, come Jason Maxiell, che potrebbe anche partire da titolare con la sua energia e la sua grinta, affiancando Rasheed Wallace, Amir Johnson, chiamato ad avere un ruolo sempre maggiore come rincalzo dei lunghi, ma soprattutto Rodney Stuckey, eccellente in gran parte della sua stagione da rookie, che non dovrebbe far rimpiangere Billups e Hamilton quando giocherà al loro posto. Al secondo posto della Division, con diverse possibilità però di incalzare Detroit nella corsa alla vetta, possiamo piazzare i Cleveland Cavaliers di LeBron. Il mercato ha portato una bella novità, ovvero l’arrivo di Maurice Williams, il play tanto desiderato che affiancherà James anche dal punto di vista realizzativo. Dopo aver rivoluzionato la squadra durante la passata stagione, potrebbe essere stato aggiunto il tassello mancante per provare a tornare almeno in Finale di Conference, visto che gli esperimenti Larry Hughes prima, e Wally Szczerbiak (dato costantemente sul piede di partenza, a pochi mesi dal suo arrivo in Ohio) poi, non hanno dato i frutti sperati, lasciando unicamente al pur fantastico LeBron il compito di metterla dentro. Il reparto lunghi è di buon livello, dato che Ilgauskas, anche se in declino man mano che passano gli anni, è sempre un efficace realizzatore e rimbalzista, e Ben Wallace, arrivato l’anno scorso, rimane la solita importante presenza difensiva, pur non essendo più quello dei tempi di Detroit. La panchina forse è un po’ corta sotto canestro, con il solo Varejao a cambiare i lunghi (il neo acquisto Lorenzen Wright dovrebbe giocare scampoli di partita), mentre invece nella rotazione degli esterni coach Brown potrà inserire anche Delonte West, Daniel Gibson e Sasha Pavlovic, giocatori che potrebbero anche essere titolari, ma forse da riserve hanno la loro dimensione ideale. Si aspetta la resurrezione di una delle maggiori delusioni della scorsa stagione, i Chicago Bulls. Anche qui, sembrava che in estate dovesse esserci una smobilitazione totale, ma alla fine è cambiato solo il coach. Dal nulla è infatti stato chiamato Vinny Del Negro, completamente a digiuno di esperienze anche da assistente allenatore. Come se la caverà l’ex Treviso e Fortitudo, catapultato su una panchina NBA? La squadra è tecnicamente buona, e l’arrivo dal draft di Derrick Rose, stella al college con Memphis, trascinata a un tiro di distanza dal titolo NCAA, aumenta ancora di più il tasso di talento presente, però i caratterini da gestire in spogliatoio sono molteplici, a cominciare da Ben Gordon, il cui caso ha tenuto banco fino a poco tempo fa. Il giocatore infatti voleva abbandonare l’Illinois a tutti i costi, ma poi ha deciso di restare ai Bulls, anche se con il contratto della durata di un solo anno, il che rende molto probabile una sua partenza anche prima della deadline. È rimasto Luol Deng, anche lui in scadenza in estate, che sarà il leader della squadra, con le sue capacità realizzative e la sua versatilità, mentre ci si aspettano progressi da Joakim Noah, che sarà più responsabilizzato dopo la sua stagione da rookie. Ci sono state molte novità invece in casa Milwaukee Bucks, una squadra che prova a fare il salto di qualità ma che difficilmente riuscirà ad arrivare ai playoff. L’aggiunta di Richard Jefferson è stata senz’altro positiva, ma il giocatore sarà al massimo la spalla di Redd, trascinare i compagni a traguardi significativi pare fuori dalla sua portata. Ci saranno aspettative importanti anche su Luke Ridnour, che tornerà a gestire una squadra da titolare dopo gli ultimi deludenti anni a Seattle, e ci si attendono sostanziali miglioramenti da Bogut, che ancora non ha giustificato la sua chiamata come prima scelta del draft 2005. Con Charlie Villanueva da 4, si vede che il quintetto tutto sommato è di buon livello, mentre invece se si guarda alla panchina, la situazione è tragica, con il solo Charlie Bell a fornire un rendimento sicuro. Avrà molto spazio Ramon Sessions, stellare negli ultimi mesi della scorsa stagione, ma il cui rendimento con un impiego costante rimane un’incognita, e dovrebbe giocare da subito diversi minuti il rookie Joe Alexander tra gli spot di 3 e di 4. Insomma, a Milwaukee si può sperare in un campionato dignitoso, ma l’accesso ai playoff appare francamente improbabile, anche se le sorprese, si sa, sono sempre dietro l’angolo. Infine, a chiudere la Division, ci sono gli Indiana Pacers, una squadra in piena ricostruzione, che in estate ha mandato via anche la stella Jermaine O’Neal, decidendo di ripartire da un nucleo di giocatori di dubbio valore. La franchigia è quindi in mano a Danny Granger, che si sta affermando sempre più come ottimo realizzatore e rimbalzista, e accanto a lui Mike Dunleavy pare aver trovato la dimensione ideale, ma la squadra per il resto appare mediocre. L’arrivo di T.J. Ford e Jarrett Jack in regia e di un centro esperto come Rasho Nesterovic non migliorano la situazione, dato che la panchina è una delle peggiori della lega, con i soli Marquis Daniels e Jeff Foster a spiccare tra gli altri. Potrebbero quindi avere molto spazio fin da subito i due rookie Brandon Rush e Roy Hibbert, ed essere la base per una rifondazione totale della franchigia di Indianapolis, iniziata già da tempo, ma ben lontana dall’essere completata.




Parole chiave: News , Basket , NBA , 2008-09 , ottobre 2008 , 17 ottobre 2008




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