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Analisi sulla Southeastern Division

Pubblicato da: Andrea Fusillo on 24 Ottobre 2008

Ultima tappa del nostro viaggio attraverso tutta l’NBA. Stavolta si torna sulla costa Est, da Washington a Miami, per esaminare la Southeastern Division. Partiamo dai “cugini” degli Heat, gli Orlando Magic: hanno cambiato poco durante l’estate, mantenendo i pezzi grossi del gruppo che tanto bene aveva fatto l’anno scorso, arrivando fino alle Semifinali di Conference.


Dwight Howard
Dwight Howard
C’è Dwight Howard, sempre più autentica forza della natura e fresco di medaglia olimpica, che dovrà riuscire a stabilizzare la propria squadra nell’elite NBA, e potrebbe riuscirci, dato che soprattutto ad Est non sono in molti a poter rivaleggiare con la sua potenza fisica. A compensare il dominio sotto canestro dell’ex prima scelta 2004 c’è Rashard Lewis, che ha dimostrato di poter giocare ad alti livelli nella sua prima stagione in Florida, grazie alla sua versatilità; è infatti pericolosissimo come tiratore da fuori, ma l’altezza lo aiuta a farsi valere anche sotto canestro, sebbene il suo utilizzo ideale sia da bocca da fuoco sul perimetro, pronto a dare il proprio contributo in attacco. Un altro cannoniere è Hedo Turkoglu, che finalmente ha iniziato a giocare come con la nazionale turca, risultando spesso anche più importante dello stesso Lewis nel gioco della squadra. L’anello debole potrebbe essere Jameer Nelson, che sarebbe più adatto in un contesto in cui deve pensare a mettere punti a referto, mentre invece i Magic da lui vogliono assist e palloni per i tanti realizzatori, e anche il resto del cast sembra inadatto per scalzare Celtics e Pistons dalla vetta dell’Est: la panchina infatti è un po’ corta, con il solo Pietrus, arrivato in estate, a garantire un buon contributo in termini di difesa, intensità e anche di punti. Si attende sempre l’esplosione di J.J. Redick, ottimo in preseason, che potrebbe costituire un’arma interessante come specialista nelle triple. Dietro ai Magic, andiamo con quella che negli ultimi anni è stata la squadra più costante del raggruppamento, i Washington Wizards, che hanno ottenuto ripetute qualificazioni ai playoff e continue uscite al primo turno (l’ultima volta che l’hanno superato risale al 2005). Sono stati perseguitati dalla sfortuna, che a turno ha tenuto fuori Arenas, Jamison oppure Butler, e quest’anno il trend non si è invertito, con Agent Zero fuori per i primi mesi della stagione e Brendan Haywood almeno fino all’All-Star Game. Ciò di certo non ha permesso alla squadra della capitale di raggiungere risultati adeguati al proprio potenziale, da primissime squadre dell’Est. In estate l’unico arrivo di rilievo è stato Juan Dixon, tornato alla squadra che lo aveva draftato nel 2002, che sarà un buon elemento nella rotazione dei piccoli, potendo cambiare sia il play che il 2, ruolo ricoperto da DeShawn Stevenson, che nell’ultima stagione si è rivelato prezioso anche in fase realizzativa. I giovani Nick Young e Andray Blatche sono in rampa di lancio, soprattutto il secondo, destinato a prendere il posto di Jamison nei prossimi anni, e garantiscono profondità alla panchina, completata da Antonio Daniels (verosimilmente titolare in attesa di Arenas) e dal lituano Darius Songaila, con il rookie JaVale McGee a chiedere spazio. Ma dove possono arrivare i capitolini? Se ci si limita a considerare solo i Big Three, il potenziale è di assoluto livello, ma dato che si gioca in 12 la squadra pare non poter ambire a molto più che ad un’altra uscita al primo turno dei playoff. Il loro accesso alla post-season può però essere reso più difficile da due squadre emergenti come i Miami Heat e gli Atlanta Hawks. Gli ex campioni del 2006, disastrosi nell’ultima annata, ripartono da una squadra giovane, con Dwyane Wade che dovrebbe essere tornato a posto fisicamente, e può nuovamente provare a trascinare i compagni come in quella grande stagione (chiedere agli avversari di Team USA a Pechino per sapere qualcosina circa il suo stato di forma). Non c’è più il compagno di merende Shaq, ma al suo posto nella scorsa annata è arrivato Shawn Marion, che sembrava dovesse subito ripartire verso un’altra destinazione, ma così non è stato, e può costituire una seria minaccia per le difese avversarie accanto ad una stella altruista come Dwyane. La novità più attesa è arrivata dal draft, con la scelta del prodigio Michael Beasley, già sensazionale in preseason con un immediato contributo di punti e rimbalzi. La lacuna più grande risiede tra i playmaker: attualmente non è chiaro chi sarà il titolare, tra Chris Quinn, Marcus Banks e Mario Chalmers (dei cui guai con la legge in estate, tra l’altro insieme allo stesso Beasley, si è ampiamente parlato), con l’incognita Shaun Livingston a completare il quadro. Traguardi per questi Heat? Innanzitutto tornare ad essere una squadra credibile, dopo lo spettacolo osceno dell’anno scorso, poi provare a togliersi diversi sfizi, rendendo più incerta la corsa ai playoff. Playoff che costituiscono l’obiettivo dichiarato anche degli Atlanta Hawks, molto simili a Miami: una squadra giovane, costruita intorno ad una stella, con legittime ambizioni per una stagione di buon livello, in questo caso seguendo la scia della sorprendente ultima annata, in cui hanno portato i Celtics fino a gara-7. La perdita in estate di Josh Childress farà sicuramente discutere ancora, però i danni per i falchi potrebbero essere limitati, vista la qualità del roster. Da Joe Johnson consacratosi tra le prime guardie della lega, capace di guidare una squadra giovane a traguardi inseguiti da tempo, a Mike Bibby che si sarà definitivamente inserito nei meccanismi e saprà tenere a dovere le redini del gioco. Josh Smith deve solo migliorare nel tiro per essere considerato un giocatore di alto livello, così come Marvin Williams deve essere più continuo nel rendimento, fatto di troppi alti e bassi, e sarà da tenere d’occhio lo sviluppo di Al Horford in una solida presenza in post basso, a completare la pericolosità degli esterni. Una stagione come quella passata non è inverosimile, anzi, l’incertezza che regna alle spalle dei Magic nella Division può consentire ad Atlanta di arrivare anche abbastanza in alto nella griglia della post-season. Staccati dal resto del gruppo ci sono gli Charlotte Bobcats del sempreverde Larry Brown. Anche qui si tratta di una squadra giovane, ma il cui progetto, a differenza degli Hawks, ancora non ha dato i frutti sperati. Ciò che manca è una stella capace di fare da guida per i tanti giovani talenti presenti in squadra. Non è nell’indole di Emeka Okafor esserlo, Gerald Wallace Jason Richardson non si sono dimostrati capaci di farlo, ed ecco che un discreto gruppo di giocatori può solo sperare in un futuro promettente, ma per quanto riguarda il presente le possibilità di far bene sono davvero poche. Questa stagione servirà per valutare soprattutto il pieno recupero dagli infortuni di Sean May ed Adam Morrison, nella speranza di ottenere una chiamata alta al prossimo draft.




Parole chiave: News , Basket , NBA , Focus , 2008-09 , ottobre 2008 , 24 ottobre 2008 , Southeastern Division




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