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Welcome to The Finals 2008
Lakers vs Celtics, la storia si ripete

Pubblicato da: Roberto Viarengo on 1 Giugno 2008

Correva l’anno 1987, quando Los Angeles e Boston si affrontavano in finale Nba per l’ultima volta fino ad oggi. Erano i tempi di Magic e Bird, i tempi dello Showtime, quegli stessi tempi che andavano a far parte di quella storia infinta che vede il contrapporsi delle due franchigie più gloriose di tutto il basket a stelle e strisce, Lakers e Celtics.


Dopo 21 anni, dal prossimo 5 di giugno, questi due team torneranno a giocarsi l’anello, entrambi dopo una spettacolare stagione regolare e dopo una post-season che non ha mai smesso di regalare emozioni a tutti i tifosi delle due contendenti.

Si emozionante, ma nello stesso tempo diverso, è stato il percorso affrontato da Lakers e Celtics, partiti infatti a novembre, non propriamente con gli stessi obiettivi, si preparano ora a coronare un sogno lungo una vita, giocandosi una serie, The Finals, degna del nome che quei giocatori portano scritto sul petto, proprio li, vicino al cuore. Tutti hanno sempre sognato il ripetersi di una finale del genere, anche tifosi di altre squadre, magari con i propri beniamini fuori dalla competizione, affascinati da uno spettacolo simile, si sono augurati ad un certo punto di rivedere questi colori a contornare un anello che a giugno verrà assegnato al vincitore di una splendida ed esaltante stagione.
Stern se l’augurava una serie del genere, gli amanti di questo mondo se l’auguravano, tifosi o non tifosi, nostalgici o semplici appassionati, tutti a tifare per un L.A. – Boston, l’ennesimo di una lunga saga.

Lo scorso anno la stagione giallo-viola non iniziò di certo nel migliore dei modi, anzi, con le dichiarazioni di Kobe che voleva partire, con una squadra ridotta allo sbando e con una telenovela di mercato, quella riguardante Garnett, terminata con l’esito peggiore, ovvero con The Revolution che preferì proprio il Massachussets alla California. Questo rappresentò uno smacco indelebile nel cuore di molti, che andava solo ad aggiungere legna ad un fuoco mai spento, specie perché il GM dei Timb’wolves spinse in maniera esasperante questa trade, facendola allontanare il più possibile dalla città degli angeli, un GM che risponde al nome di Kevin McHale, neanche a farlo apposta ex stella bostoniana proprio nei tempi delle sfide con Magic & co, il quale giurò a se stesso che mai e poi mai avrebbe potuto fare un piacere agli eterni rivali, andando invece in soccorso di un vecchio amore.
Con i Celtics quindi che venivano costruiti come una macchina il cui unico e solo obiettivo è la vittoria, sull’altra costa degli Stati Uniti, i Lakers riuscivano a malapena a trovare il modo di trattenere la propria stella, iniziando una stagione pieni d’incognite.
I Celtics continuavano a rullare gioco ed avversari segnando un ruolino di marcia invidiabile a chiunque, L.A. dal canto suo, riusciva comunque a sviluppare un buon gioco, continuando per la sua strada, trovando anche risposte positive in particolar modo da due giovani, Farmar e Bynum, cresciuti in maniera esponenziale nella pausa estiva. Boston, con l’aver affiancato anche Allen a Pierce, oltre che Garnett, aveva messo su un team con ottimi giocatori, destinati a giocarsi le Finals, a detta di tutti, già da novembre. A metà stagione, mentre i celtici trovavano solo conferme in tutte le premesse estive, mostrando sul campo il loro dominio indiscusso, i Lakers, colpiti dall’ennesima brutta notizia, quella dell’infortunio di Bynum, costretto poi a restare fuori per il resto della stagione, iniziavano a rassegnarsi per il risultato finale di questa regular season, con la paura sempre più viva che Kobe potesse partire. Il primo febbraio 2008 però, come un fulmine a ciel sereno, arrivò l’ufficialità di una notizia, che cambiò il destino giallo-viola, almeno per la stagione in corso, l’arrivo cioè ad L.A. di Pau Gasol in cambio di Brown, Crittenton ed una scelta futura al draft, il tutto in un’operazione che riabilitò anche il ruolo del tanto criticato Mitch Kupchak, accusato di immobilismo in ambito di mercato. Da non dimenticare però lo zampino messo anche da Jerry “The Logo” West, al momento consulente di mercato dei Grizzlies.
Con l’arrivo dello spagnolo in giallo-viola, il quadro era quasi completo, con il 24 finalmente felice della nuova spalla, Odom in una versione mai vista nei 4 anni precedenti e tutta la squadra che ne risentiva positivamente della presenza del nuovo acquisto, con l’unico dispiacere però di non poterlo vedere in coppia con Bynum, ma con la consapevolezza che uno dei frutti portati ad L.A. da questa trade è stato anche il premio di Most Valuable Player della stagione assegnato a Kobe, quest’ultimo capace di coadiuvare un’altra stellare stagione personale alle esigenze della propria squadra che appunto, ha saputo rispondere al meglio.

Con Boston quindi che non tradiva le aspettative ed i los angelini con il nuovo assetto, lo spettacolo era garantito ed i risultati iniziavano a dimostrarlo, Pierce e i suoi primi nella Eastern con il miglior record della lega, e gli uomini di Jackson primi nella Western, con un’inaspettata cavalcata nel finale di stagione. In post season poi le prime sorprese, specie nel primo turno, con i Celtics relegati a gara 7 da degli Hawks che sono riusciti a contenere gli avversari basando gli incontri sul fattore fisicità che li vedeva favoriti, ma vincendo tutti i match casalinghi, gli uomini di Rivers sono approdati poi al secondo turno; i Lakers, giocando una pallacanestro quasi perfetta, hanno dato vita ad uno sweep nei confronti dei Nuggets, con un secco 4 a 0 che non ha lasciato a Denver possibilità di alcun tipo di replica. Nel secondo turno ancora 7 gare sono servite nell’est coast per decretare chi tra Boston e Cleveland sarebbe andata a giocarsi la finale di conference, con Garnett ed i suoi che hanno avuto un bel da fare contro i Cavs di LeBron, pur sfangandola ancora una volta con determinazione, godendo del fattore campo. Ad ovest invece sono stati i Jazz gli avversari dei giallo-viola, con la serie ferma sul 2 a 2 dopo i primi 4 match, anche qui il fattore campo ha avuto la sua rilevanza, con i Lakers a non perdere un colpo in casa, che andavano addirittura a sbancare l’arena di Salt Lake City, campo della squadra con il miglior record casalingo della lega, in una splendida gara 6 che ha visto Bryant ed i suoi andarsi a conquistare un passaggio di turno con immenso carattere.
Le finali di conference poi hanno definitivamente decretato i partecipanti alle Finals, mettendo in luce lo strapotere sia dei giallo-viola che degli irlandesi, i primi, impegnati con i campioni in carica, gli Spurs, hanno avuto ragione dei loro avversari con un inesorabile 4 a 1, perdendo un solo match in trasferta e vincendone un altro all’AT & T Center di san Antonio con carattere e cuore che solo i grandi campioni hanno; i secondi invece, battendo per 4 a 2 i Pistons, che purtroppo per loro oltre che con i Celtics, hanno dovuto fare i conti anche con il problema infortuni che ha colpito Billups prima ed Hamilton poi.

Ora si prospetta quindi una finale non consigliabile ai deboli di cuore, con protagonisti pronti a darsi battaglia dall’inizio alla fine, ognuno con i suoi pregi ed i suoi difetti, perché se da un lato si ha un gruppo che ancora non riesce a trovare una chimica di squadra perfetta, seppur costruita solo ed esclusivamente per mietere vittime, si ha comunque uno strapotere individuale che è riuscito a portare i Celtics fin qui. In casa Lakers invece si punta sul gruppo, perché anche se si teme una difficoltà oggettiva in zona pitturata, dove comunque Garnett vorrà spadroneggiare, si ha la consapevolezza di avere l’Mvp della stagione nei propri ranghi, Mvp in tutto quest’anno, anche nel prendere per mano la propria squadra e renderla unita e coesa con l’obbiettivo di vincere, vincere facendolo insieme però, perché solo la forza di questo gruppo, inteso come squadra con la esse maiuscola, è riuscito a portare i giallo-viola fin qui.

Era il 2004 quando i Lakers giocarono le loro ultime Finals e quella volta il sogno si spense con un secco 4 a 1 in favore di Detroit. Era proprio quel 1987 invece, l’ultima volta che Boston approdò in finale, perdendo per 4 a 2 proprio contro i californiani di Magic. Detto questo insomma, le premesse per un grande spettacolo di sport, ma anche di emozioni, ci sono tutte, con i giallo-viola pronti a riaprire una dinastia, guidati da un Bryant che scalpita per vincere finalmente un anello senza Shaq, e con i Celtics volenterosi di riportare in auge una franchigia che grazie al suo glorioso passato, risulta ancora essere la più vincente di tutta la Nba, ma che negli ultimi anni, quel passato, non ha saputo di certo onorarlo.

Prepariamoci quindi a goderci questo finale di stagione, che per ciò che ha mostrato e che in queste Finals ci regalerà, non potrà non fare apparire il tutto ai nostri occhi, ed ai nostri cuori, come una bellissima favola, per l’ennesima volta, una favola targata Nba.





Parole chiave: News , Basket , NBA , Los Angeles Lakers , Boston , Celtics , 2007-08 , giugno 2008 , playoff nba 2008 , 1 giugno 2008




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