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Il trionfo degli USA a Pechino
L'analisi di un successo annunciato

Pubblicato da: Davide Mamone on 26 Agosto 2008

Il Team USA ha meritatamente vinto l’Oro Olimpico. Da quanto non si sentiva questa frase? Da parecchio tempo.
Insomma, dopo vari fallimenti, nelle due ultime edizioni del Mondiale e dopo Atene 2004, l’America del basket è tornata sui propri errori, ci ha riflettuto con calma e parzialità e ha cercato di porvi rimedio. Risultato? Colpo grosso, finalmente per loro.


(foto gazzetta.it)
Con l’aggiunta di Jason Kidd e Kobe Bryant nel back-court che hanno dato tranquillità, leadership e l’esempio in difesa nello spogliatoio, il Team USA ha fatto vedere di aver fatto notevoli passi in avanti, dal punto di vista delle gerarchie all’interno del gruppo, per quanto concerne la difesa di squadra (tutt’altra abnegazione e organizzazione) e soprattutto mentalmente: gli Americani hanno sempre giocato in modo umile, senza mai far vedere cenni di arroganza e senza mai aver smesso di giocare a basket, anche sopra di 40 punti.
E’palese e cristallino che questa squadra non abbia ancora risolto il problema dell’organizzazione offensiva: coach K, il vero anello debole della Nazionale, non è riuscito a dare un’idea di gioco, non ha insegnato modi diversi per l’attacco alla zona avversaria, se non la circolazione continua sul perimetro, non ha quindi svolto un lavoro eccezionale. Ha sbagliato rotazioni, minutaggi, quintetti, è andato in confusione nei pochi momenti di difficoltà della sua squadra, che ne è sempre uscita da sola, grazie ai suoi Campioni.
Campioni come Kobe Bryant, leader indiscusso della squadra, che si è “nascosto” dedicandosi alla fase difensiva, permettendo ottimi ribaltamenti di lato in attacco e tirando solo ed esclusivamente nei momenti che contavano, come un vero leader, specie in una squadra piena di stelle come questa, deve e sa fare.
Come Lebron James, secondo leader, che ha evidenziato enormi margini di miglioramento in tutti gli aspetti del gioco; nell’attacco alla zona, come prima cosa. Anche mentalmente, un altro giocatore rispetto al James visto ad Atene e in Giappone: ha giocato delle signore Olimpiadi.
Oppure come Wade, un cestista rinato, dalle condizioni fisiche sorprendentemente positive; ha giocato match ottimi, è stato il miglior realizzatore della squadra, anche in Finale, quando ha messo a referto nei primi 3 periodi una prestazione Jordanesca a dir poco.
Come Carmelo Anthony, la quarta punta di diamante in attacco, nonostante abbia esagerato a volte con il numero di tiri presi.
E infine, ma non meno importante, come Jason Kidd, chiamato per fare da chioccia al duo Paul-Williams, un giocatore che ha saputo mettere ordine, in campo e in spogliatoio e ha aiutato Kobe e Lebron per la gestione della leadership interna.

Il dislivello tecnico e di talento dei singoli giocatori, stavolta, era troppo troppo alto per poter essere sopperito, dalle altre Nazionali. Argentina e Spagna, rispettivamente in semifinale e finale, hanno giocato due signore partite contro il Team USA, nonostante le assenze che in ogni caso ne hanno condizionato il rendimento. Tutto ciò non è servito, però: gli Argentini, che non hanno potuto contare su Pepe Sanchez e che hanno visto perdere per infortunio Manu Ginobili dopo pochi minuti della semifinale, hanno perso di 20 punti, nonostante alcune sequenze difensive davvero notevoli; la Spagna ha giocato una partita d’orgoglio, di grande intensità, con protagonisti sempre diversi all’interno dei singoli periodi. Prima Rubio&Gasol, poi Rudy Fernandez; a seguire Reyes nel terzo periodo, per poi nel quarto quarto tentare lo sforzo finale grazie a tutti i Big Spagnoli.
La finale si è conclusa, però, 118-107, al termine di un match stupendo, bellissimo e combattuto fino all’ultimo, che ha visto protagonista Dwayne Wade per 3 quarti, con 21 punti e una prestazione Jordanesca, che ha visto un Lebron più nascosto rispetto alle uscite precedenti, ma comunque molto positivo e un Kobe Bryant che nell’ultimo quarto è stato un trattato, su ambi i lati del campo.
Devastante in difesa, in marcatura su Navarro e Fernandez, decisivo in attacco, con 11 punti nella sola frazione conclusiva e un gioco da 4 punti spettacoloso in faccia a Rudy Fernandez stesso, che ha di fatto chiuso la Finale Olimpica e ha dato l’oro in mano agli USA.

Un Oro Olimpico voluto e meritato, da una squadra in missione, che vinto tutti i match disputati, dai facili ventelli e trentelli rifilati nel girone eliminatorio, all’imbarazzante vittoria su Germania agli Ottavi e Australia ai Quarti, alle ultime due vittorie, forse più belle, non solo perché hanno avvicinato questo Team USA alla medaglia tanto attesa, ma anche perché sono arrivate contro due delle squadre più toste e talentuose dell’area FIBA.





Parole chiave: News , Basket , Nazionali , agosto 2008 , 2008-09 , 26 agosto 2008




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